Telefonate commerciali continue: per la Cassazione non sono molestie...

05 Settembre 2017

Ma le posizioni espresse dalla Corte suprema destano perplessità.

Con tre sentenze recenti (la numero 38224/2017, la numero 38225/2017 e la numero 38226/2017), la Corte di Cassazione ha assunto una posizione netta sulla possibilità di riportare le telefonate pubblicitarie e di promozione commerciale nella nozione penalmente rilevante di molestia.

Per la Corte non si tratta di una condotta idonea a estrinsecare la fattispecie contravvenzionale di cui all'articolo 660 del codice penale, in quanto mancherebbe l'intento di nuocere al destinatario delle telefonate sgradite in considerazione del fatto che gli unici fini perseguiti dalle chiamate, pur moleste, degli operatori di call center sono quelli di pubblicità e promozione commerciale.

Tali decisioni, tuttavia, hanno destato molte polemiche tra i giuristi.

Tra le critiche, emerge soprattutto quella che rileva la discriminazione che i giudici avrebbero creato tra soggetti attivi del reato, non colpendo chi svolge attività di pubblicità o promozione commerciale, ovverosia attività che vengono ritenute incompatibili con il biasimevole motivo, in quanto lecite e pertanto irriducibili a forme di biasimo.

Incomprensibilmente, infatti, la Corte di cassazione avrebbe affermato che il telemarketing non può essere ricondotto all'articolo 660 del codice penale in quanto manca il fine di nuocere al destinatario delle molestie, considerando che "la disposizione fa riferimento al fine di petulanza o biasimevole motivo, che deve escludersi nel caso di specie, trattandosi di chiamate che, pur moleste, erano dettate da esigenze di pubblicità e promozione commerciale".

Tali critiche si possono considerare un po' estreme, ma ciò non toglie che il problema del telemarketing selvaggio sta assumendo una rilevanza che non può più essere sottovalutata e che ritenere che si possa ricondurre le modalità con le quali esso si estrinseca quantomeno alla petulanza penalmente rilevante ai sensi dell'articolo 660 del codice penale non è poi tanto assurdo.

In ogni caso, più che appellandosi all'ordinamento penale, il problema andrebbe risolto con una normativa che disciplini meglio il settore in maniera specifica ed efficace.